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La Via della Libertà ha attraversato il mondo per sostenere il popolo bielorusso

Author Lorenzo Boffa

23 agosto 1989. Due milioni di persone, tenendosi pacificamente per mano, formano una catena umana lunga circa 675 km. Una manifestazione mai vista nella storia, chiamata Via Baltica, da Vilnius a Tallinn, dei popoli baltici che chiedono la libertà. Una manifestazione che l’UNESCO ha inserito nel registro internazionale della Memoria del Mondo.
23 agosto 2020. Trentuno anni dopo. Cinquanta mila persone si uniscono in una catena lunga 35 km da Vilnius al confine lituano-bielorusso. Questa volta non per se stessi ma per i loro vicini.
Questa volta alla manifestazione, chiamata Via della Libertà, Freedom Way, si sono uniti migliaia di lituani in tutto il mondo, assieme ai bielorussi e persone di varie nazionalità, per chiedere la fine della dittatura.

Daiva Lapėnaitė
ITLIETUVIAI.IT

Catene di persone vestite di bianco e rosso, con le bandiere, i palloncini e i fiori in mano, da Vilnius a Roma, da Bruxelles a New York, da Londra a Dubai, da Milano a Sidney. Per dare supporto alla lotta pacifica del popolo bielorusso.

“Chiediamo soltanto che la nostra voce sia sentita. Chiediamo soltanto di poter esprimere la nostra opinione senza essere picchiati, senza essere torturati, senza essere uccisi. Chiediamo soltanto di avere la libertà” dicono i bielorussi.

A Roma la manifestazione di fronte all’Ambasciata di Bielorussia, organizzata dal portale news dei lituani d’Italia ITLIETUVIAI.IT, ha riunito un centinaio di persone: lituani, bielorussi, ucraini, polacchi, lettoni, moldavi, italiani.

La Via della Libertà a Roma è iniziata con un minuto di silenzio per le vittime, cinque secondo i dati ufficiali, ma mancano all’appello almeno cinquanta persone, mentre centinaia sono ancora nelle carceri.

Davanti all’Ambasciata di Bielorussia, di fatto l’ultima dittatura d’Europa, i manifestanti hanno formato una catena umana, hanno cantato gli inni della Lituania e della Bielorussia, i canti popolari, hanno pregato per il popolo bielorusso e hanno condiviso il loro sostegno alla libertà.

“Siamo con voi oggi perché sappiamo come vi sentite, perché sappiamo che il silenzio uccide la libertà. Per questo dobbiamo dire tutti ad alta voce che vogliamo la libertà, perché tutti abbiamo il diritto alla libertà” ha detto la Presidente della Comunità Lituana in Italia Elze Simonkeviciute-Di Meglio.

Per sostenere la libertà è venuto il vicepresidente del Municipio Roma III Stefano Sampaolo. “Sappiamo quanto è importante lottare per la libertà, per la democrazia, per la dignità e i diritti delle persone e ammiriamo quello che state facendo nel vostro paese e possiamo solo immaginare come voi, che vivete qui, lo state vivendo. L’unica cosa che forse noi possiamo fare è rompere il muro dell’indifferenza. Quindi anche momenti come questi servono per far capire di più, in fondo siamo vicinissimi, siamo in fondo un unico popolo e sappiamo quanto è importante anche l’aiuto degli altri paesi, anche la sensibilità degli altri paesi” ha detto rivolgendosi ai manifestanti.

“È semplicemente impossibile esprimere a parole le emozioni dell’evento” dice la leader della Comunità Lituana “sappiamo che per un popolo che lotta per la propria libertà anche il minimo sostegno è estremamente importante. Quello che stiamo facendo qua e ora non lo stiamo facendo per noi stessi, ma per loro”.

I bielorussi che hanno preso parte alla Via della Libertà a Roma non nascondevano l’emozione e la gratitudine per il sostegno. “I nostri parenti, i nostri amici, il nostro popolo combattono in Bielorussia per la nostra libertà e non si fermeranno, non abbasseranno più la testa, non ci arrenderemmo” assicurano loro.

I bielorussi d’Italia, ispirati dai lituani, hanno organizzato delle piccole Vie della Libertà in diverse città italiane. A Milano, vicino alla centralissima Piazza Duomo, a Bologna in Piazza del Nettuno, a Venezia in Piazza San Marco e al Ponte del Rialto, a Napoli, Livorno, Pisa, Peschiera del Garda, in Sud Tirolo.

Tutti vestiti di bianco e rosso, con le bandiere, i palloncini e i fiori in mano. Insieme in un’enorme catena di unità nello stesso giorno della storica Via Baltica, cinquantamila lituani, tra cui tutti gli esponenti politici, del governo, il Presidente della Repubblica e i suoi due predecessori, hanno formato una catena umana dalla capitale della Lituania alla frontiera bielorussa. Inoltre migliaia di lituani hanno manifestato in cinquanta città, in trenta paesi e in cinque continenti del mondo.

Durante la Via della Libertà in Lituana, al confine con la Bielorussia, il Presidente della Lituania Gitanas Nauseda ha espresso la sua vicinanza: “noi possiamo aiutare in tanti modi: promuovendo lo sviluppo della società civile in Bielorussia, rafforzando la loro volontà. La Lituania può alzare la voce e sta già alzando la voce, ponendosi in prima linea per coloro che sono per i valori democratici, per la libera scelta delle nazioni. La Lituania è ben consapevole di come ciò possa essere difficile, ma allo stesso tempo di quanto sia promettente la strada verso la libertà”.

Il Presidente della Lituania Gitanas Nauseda alla Via della Libertà | © Robertas Dackus, LRP

“Guardando i bielorussi, vedo noi. Siamo noi” aggiunge il Presidente “loro, come noi trent’anni fa, stanno protestando pacificamente, non rompono le vetrine, non distruggono le macchine, non provocano gli incendi. Loro vogliono soltanto affermare con fermezza e dignità che non sono più disposti a vivere in questo modo e che non vivranno più in questo modo. Pertanto, dobbiamo fare tutto il possibile per farli sentire al sicuro e, soprattutto, per far loro sentire che non sono soli”.

Il Ministro degli Esteri della Lituania Linas Linkevicius ha detto che “non si può considerare il Presidente della Bielorussia come un capo legittimo perché non si sono svolte delle elezioni libere e democratiche”. Il capo della politica estera ha sottolineato che la Lituania “non ha nessuna intenzione di intromettersi negli affari di un altro paese, ma non può tollerare quando le persone, i nostri vicini, persone meravigliose, non sono rispettati, quando vengono calpestati i loro diritti e questa è una minaccia non tollerabile per tutti noi, per tutta l’Europa, in cui deve esprimersi non soltanto la Lituania ma tutta la comunità europea, tutta la comunità internazionale”.

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