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“Addio alla Patria” di Michał Kleofas Ogiński rimasto per sempre in Italia

Il duca Michał Kleofas Ogiński (25 settembre 1765 – 15 ottobre 1833), autore della famosa polonaise “Addio alla Patria”, trovò rifugio in Italia (dove è sepolto accanto alle menti più brillanti di tutto il mondo), ciononostante sentì sempre la mancanza della sua patria.  Alla fine del XVIII secolo, dopo la terza divisione dello stato di Lituania e Polonia della Confederazione delle Due Nazioni, l’Italia divenne il luogo di accoglienza dei suoi numerosi aristocratici che scelsero di emigrare. Tra loro c’era anche questo rappresentante della famiglia Ogiński, Michal Kleofas,  un famoso personaggio pubblico e politico, diplomatico, compositore. Quali ragioni avevano spinto M. K. Ogiński a scegliere la sorte dell’emigrante? Cosa legava uno dei più noti attivisti storici lituani della fine XVIII e inizi del XIX secolo, con questo paese? Non è un caso che in questo periodo dell’anno cerchiamo risposte a queste domande. La fine di settembre e la prima metà di ottobre “abbracciano” simbolicamente i limiti dello straordinario viaggio della vita del duca Michał Kleofas Ogiński.

Giedrė Rutkauskaitė
ITLIETUVIAI.IT

Nell’inverno del 1794, l’ultimo tesoriere del Granducato lituano Michał Kleofas Ogiński affrontò un viaggio lungo e pericoloso a Venezia, non per cercare emozioni del Grand Tour, ma per necessità di evitare le repressioni dopo la sconfitta della rivolta di Tadeusz Kościuszko. M. K. Ogiński è stato uno dei leader della rivolta e il più generoso sostenitore finanziario, un membro attivo del Consiglio supremo nazionale lituano. La sua determinazione nel compiere ogni sforzo per contribuire alla rivolta si riflette meglio nel giuramento che concluse il 29 aprile del 1794 durante il discorso al municipio di Vilnius: “Per il bene della patria, offro la mia parte: proprietà, lavoro e vita”.

Anche nell’emigrazione il duca non smise di seguire questo giuramento. M.K. Ogiński giunse a Venezia a dicembre del 1794, in uno dei centri organizzativi più importanti per gli emigrati della Confederazione  delle Due Nazioni in Europa, con il cognome diverso,  Mikhailovsky, insieme a sua moglie Izabela Lasocka. Lì trovarono un gran numero di compatrioti dello stesso destino: Piotr Potocki, Kajetan Nagurski, Karol Prozor, Stanislaw Soltyk, Franciszek Dmochowski, Tadas Vysogierdas e altri. Insieme, nello stesso periodo cercarono di ripristinare lo stato perduto, cancellato dalla mappa dell’Europa, mantenendo i contatti con i sostenitori in altre città europee.

Furono elaborati piani per l’organizzazione delle legioni polacche in Italia e fu deciso di inviare M. K. Ogiński in missione a Costantinopoli, dove avrebbe assicurato il sostegno dell’Impero ottomano per il ripristino della Confederazione delle Due Nazioni. Secondo la storica dr. Ramunė Šmigelskytė-Stukienė, che studia a fondo l’attività diplomatica di M.K. Ogiński, è probabile che questa decisione sia stata determinata dall’esperienza del lavoro diplomatico del nobile, dai suoi “contatti personali stabiliti con i diplomatici degli stati europei nel 1790-1791 durante il periodo di rappresentanza all’Aia e la Missione a Londra”. 

M. K. Ogiński ha vissuto a Venezia per quasi un anno. Secondo Iwo Zaluski, il pronipote del duca, egli soggiornò nell’Hotel Regina d’Inghilterra (oggi Palazzo Regina Vittoria), in via Ramo dei Fuseri, a metà strada tra Campo San Luca e Piazza San Marco. Nello stesso hotel un paio di anni prima aveva abitato lo scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe, il cui soggiorno viene ricordato da una decorosa targa commemorativa sul muro del palazzo. 

Era un periodo difficile, le prospettive per il futuro non erano affatto incoraggianti. Dopo aver rifiutato la richiesta del generale russo Alexander Suvorov di tornare immediatamente in Patria e la proposta di Nikolaj Repnin, l’ambasciatore della imperatrice russa Caterina II, di scrivere una lettera di pentimento alla sovrana, le terre di M.K. Ogiński furono confiscate, per cui egli aveva scarse risorse finanziarie.

Riguardo al periodo di vita a Venezia, nelle sue Memorie, volume II,  M. K. Ogiński scrive così: “Ho mandato un corriere con le risposte e sono rimasto a Venezia senza risorse finanziarie per vivere, senza speranza di  riceverle o di tornare presto nel mio paese; davanti ai miei occhi c’era solo la triste prospettiva che le mie terre sarebbero state confiscate, che io stesso e i miei familiari le avremmo perse per sempre, come effettivamente accadde. Tuttavia, la speranza che gli eventi politici che avevo percepito avrebbero cambiato il destino della Polonia e la consapevolezza che sarei stato detenuto se fossi tornato in patria mi ha dato coraggio, pazienza e umiltà.” (N.d.a.: in quel periodo, la Confederazione delle Due Nazioni divisa era chiamata solo Polonia).

Tuttavia, anche il tempo trascorso a Venezia aveva concesso delle piacevoli esperienze. Nelle sue lettere il duca parlava del ricevimento dell’ultimo doge della Repubblica veneziana, Ludovico Giovanni Manin, del Ponte di Rialto, di Piazza San Marco, del carnevale, delle visite degli spettacoli dell’opera al Teatro San Moisè e delle gite in gondola.

Il 18 marzo 1795 Michał Kleofas Ogiński partì per la vicina città di Padova. Nelle lettere ai parenti parlava del Naviglio del Brenta, dell’università, dell’orto botanico e della corsa delle carrozze nella piazza grande della città, Prato della Valle. In piena estate si recò insieme alla moglie a Verona. Qui entrambi visitarono l’anfiteatro, i palazzi, le chiese e si salutarono; da questa città Izabela ritornò nella sua terra natale in Polonia poiché la situazione finanziaria della coppia era diventata critica.

Il 4 novembre, Michał Kleofas Ogiński era partito finalmente per Costantinopoli. Lo attendeva un viaggio lungo, complicato, costoso (molte volte si era ammalato) attraverso Ravenna, Ancona, Loreto, Spoleto, Viterbo, Roma e Napoli. A Napoli dovette cambiare itinerario perché egli venne avvistato al Teatro dell’opera San Carlo dall’ambasciatore russo, il conte Galavkin.

Il duca dovette distruggere tutta la corrispondenza esistente relativa ai piani di ricostruzione dello stato e alla rivolta e tornare a Roma sotto la protezione di sua cugina Elżbieta Radziwiłł Chodkiewiczówna. Trascorse qui il natale del 1795, era in Piazza San Pietro durante la solenne benedizione di Papa Pio VI, visitò i monumenti dell’antica Roma.

Ai primi di febbraio partì per Firenze, dove il 6 febbraio 1796, grazie all’ambasciatore francese André Miot, ricevette i documenti necessari per il viaggio con nome francese Jean Riedel e si imbarcò dal porto di Livorno per Costantinopoli. La nave viaggiava attraverso le isole d’Elba e la Sardegna, i passeggeri potevano ammirare di notte il vulcano Etna al largo delle coste siciliane.

La missione di Ogiński  a Costantinopoli iniziata con successo, si concluse con una delusione, quando salì al potere un nuovo governo filorusso. Nell’inverno del 1796, il percorso dell’emigrante ricercato dai russi attraverso i Balcani si spostò a Leopoli, portandolo poi a Berlino, Parigi, Bruxelles e Amburgo… M.K. Ogiński ricevette il permesso ufficiale del nuovo imperatore russo Alessandro I di tornare in patria solo nel 1801.

Secondo Andrzej Zaluski, l’autore del libro sulla vita del suo antenato, è possibile che i lunghi anni di lontananza dalla famiglia abbiano influenzato negativamente il rapporto di M. K. Ogiński con sua moglie Izabela Lasocka. Nel 1802 il loro matrimonio si sciolse. Nel 1804 il duca sposò Maria de Neri, italiana di Firenze, la vedova di un suo compagno Kajeton Nagurski nella rivolta di Kosciuszko.

Possiamo associare a questo matrimonio gli ulteriori viaggi di M. K. Ogiński in Italia. Nel settembre 1807, la famiglia Ogiński rimase a Venezia per tre mesi, dove il duca fu presentato a Napoleone (si sperava il sostegno dell’imperatore nel processo di restaurazione della stato lituano-polacco). La famiglia trascorse poi un anno e mezzo a Firenze, dove instaurò rapporti con l’alta società del capoluogo toscano. 

La famiglia fu inizialmente ospitata in una villa di campagna, successivamente si trasferì a Palazzo Corsi (via Ghibellina). Qui nel 1808 nacque il figlio di Ogiński Ireneo Kleofas Ogiński, più tardi laureato in Italia con il sostegno dei suoi genitori e che aveva attuato con successo molte importanti riforme a Rietavas in Lituania.

Le visite a Firenze sono ricordate dai ritratti di M. K. Ogiński, sua figlia Amelia e suo figlio Ireneo Kleofas, dipinti dall’artista francese François Xavier Fabre (1766-1837). 

La famiglia Ogiński visitava spesso l’Italia. Lo testimonia la collezione ricca di opere di artisti italiani nelle raccolte dei duchi, studiata a sua volta dallo storico dell’arte Osvaldas Daugelis. 

Michał Kleofas Ogiński scelse l’Italia per il tramonto della sua vita. Il motivo ufficiale della partenza era il peggioramento delle sue condizioni di salute. Il motivo non ufficiale era la delusione della politica dell’imperatore Alessandro I, quando fallì il progetto di ricostruzione del Granducato di Lituania preparato da M. K. Ogiński con grande dedizione.

Nel 1815 dopo il Congresso di Vienna, M. K. Ogiński perse definitamente la speranza di ripristinare lo stato diviso. Lasciò la patria per sempre nel 1822, quando iniziarono ad emergere nuove repressioni contro i complotti patriottici. Inizialmente, il senatore viveva con la sua famiglia nella cittadina fiorentina di Fiesole. Più tardi, quando i suoi parenti tornarono alle loro residenze a Zalese (oggi Bielorussia) e Rietavas, si trasferì a Firenze. Qui prese parte alla vita pubblica della città, accogliendo più volte il poeta Adam Mickiewicz (erano uniti dalla passione per gli scacchi). Si ritiene che i seguenti versi del poema del poeta “Pan Tadeusz” siano dedicati a M. K. Ogiński:

„Patria Lituania, sei più cara della salute!
Quanto Ti deve apprezzare vede solo quello,
Chi Ti ha già perduto. Ti ricordo adesso,
Sommerso nella nostalgia della Tua bellezza…“

A Firenze M. K. Ogiński completò la sistematizzazione delle sue “Memorie”, pubblicate nel 1826 a Parigi. Secondo l’autore, questa era una prova indiscutibile di fedeltà e sinceri intenti alla patria. L’opera che comprendeva quattro decenni della storia della Confederazione delle Due Nazioni (1788-1815), è stata tradotta e pubblicata per la prima volta in lituano nel periodo 2007-2010.

A Firenze M. Ogiński abitava nei pressi del famoso palazzo rinascimentale Strozzi, in via Tornabuoni 10 (prima via Legnaioli). Sul muro dell’edificio gli appassionati bielorussi ad aprile del 1996 avevano inaugurato una targa commemorativa in bassorilievo, opera dallo scultore Valerian Januškevič. Nella targa M.K. Ogiński è raffigurato nella sua giovinezza (nella sconfitta della rivolta del 1794) e vi sono prime otto battute della polonaise “Addio alla patria”. 

Nelle lettere scritte alla fine della sua vita, si riflette la tristezza di M. Ogiński per la distanza che lo separa da tutto ciò che è prezioso, la sua preoccupazione per il deterioramento della sua salute e la sua precaria situazione finanziaria. Il figlio Ireneo inviava fondi necessari al sostentamento del padre a Firenze dalla tenuta di Rietavas, fondi già scarsi spesso a causa delle infruttuose raccolte e varie difficoltà finanziarie, che venivano raccolti solo grazie al grande ingegno di Maria de Neri, l’amministratrice dei feudi Ogiński.

M.K. Ogiński morì il 15 ottobre 1833; solo un paio di giorni prima era riuscito a benedire la neonata nipotina, nata da sua figlia Emma, ​​che era venuta a trovarlo. All’inizio egli venne sepolto nella Basilica di Santa Maria Novella. Successivamente, sotto la cura della moglie Maria de Neri, le spoglie vennero trasferite nella Basilica Santa Croce nella cappella di SS. Sacramento – Cappella Castellani (sul lato destro del transetto del santuario), affrescata dall’allievo di Giotto Agnolo Gaddi.

Il luogo dell’eterno riposo è immortalato da un monumento in marmo bianco realizzato dallo scultore Francesco Pozzi, raffigurante il busto del duca e la figura di una donna in lutto che lo guarda. Secondo alcuni ricercatori, è un’immagine scultorea di Maria de Neri. È giusto ricordare che nel pantheon del Santuario di Santa Croce sono sepolti altre geniali figure del mondo come: Michelangelo, Galileo Galilei, Rossini, Niccolò Machiavelli, Ugo Foscolo e tanti altri.

Tuttavia, il più grande monumento creato da M. K. Ogiński è la polonaise n. 13 A minore, “Addio alla patria”, la cui melodia risuona ancora nella memoria di lituani, bielorussi e polacchi. Non c’è consenso unilaterale in merito a quando sia stata creata esattamente, se durante la prima emigrazione in Italia nel 1794, oppure quando egli lasciò definitivamente la patria nel 1822. 

Comunque sia, l’8 maggio 2015, la famosa polonaise era eseguita dal quartetto M. K. Čiurlionis e risuonava nel pantheon di Santa Croce. L’organizzazione del concerto ha richiesto gli sforzi congiunti dell’Ambasciata Lituana in Italia, dell’addetto alla Cultura della Lituania, del Consolato Onorario della Lituania a Firenze e della Filarmonica Nazionale Lituana.

Questa era parte integrante del programma del 250° anniversario della nascita di M. K. Ogiński approvato dal governo della Repubblica di Lituania. L’anniversario è stato incluso nell’elenco degli anniversari commemorati dall’UNESCO nel 2015 a cura del Museo di storia culturale di Ogiński di Rietavas e dei partner.

Come non essere d’accordo con le riflessioni della famosa pianista polacca Maria Szymanowska (1789-1831) sul polonaise “Addio alla patria”? “Esso vivrà fino a quando vivrà il mondo”!

Traduzione dal lituano di Ieva Musteikytė

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