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l luogo dell’eterno riposo del vescovo di Samogizia nell’eremo Camaldolese di Monte Rua

Padova e i suoi dintorni attraevano i nobili del Granducato di Lituania non solo per motivi di pellegrinaggio o di studio presso una prestigiosa università, ma anche come meta dove rafforzare la propria salute spirituale e fisica. In particolare, si era ampiamente diffusa da tempo la voce sulle acque curative che sgorgano nei pressi di questa città del Nord Italia. Da non dimenticare la facoltà avanzata di medicina e la conoscenza della cura delle malattie con le piante medicinali (nel 1545 per la loro coltivazione e il loro studio fu istituito l’Orto Botanico di Padova). Fu a causa delle sue precarie condizioni di salute che nel 1614 si recò a Padova anche Nicolò Pac (1570–1624), vescovo di Samogizia, che trascorse qui gli ultimi 10 anni della sua vita e dove si trovano le sue spoglie.

Giedrė Rutkauskaitė
ITLIETUVIAI.IT

Nicolò Pac, successore del rinomato vescovo Merkelis Giedraitis (1536-1609), divenne il presule/pastore dei Samogiti nel 1610. Secondo l’accademico Stasys Yla, aveva un carattere calmo, si occupava diligentemente degli affari dei credenti, predicava e scriveva in lituano. Con l’aiuto dei monaci gesuiti, N. Pac organizzò missioni pubbliche presso il popolo, cercò di far arrivare il Vangelo anche negli angoli più remoti della Diocesi, si occupò della costruzione di nuove chiese, sostenne il Collegio Kražiai.

L’attività di successo del Vescovo dovette essere interrotta quando si trovò di fronte a una malattia alle ossa, la cui cura richiedeva un clima più mite. I medici gli consigliarono di fortificare la salute in Italia, dove si recò nel 1614. Si ritiene che il Vescovo si fosse curato con le acque termali sgorganti ai piedi dei Colli Euganei vicino a Padova.

Poiché le sue condizioni fisiche non migliorarono rapidamente, nel 1618 N. Pac rinunciò al vescovado e rimase a Padova, dove morì. Si dice che la sua tomba si trovi nell’eremo Camaldolese (ordine di monaci cattolici fondato intorno al 1012 a Camaldoli, in Italia) nei Colli Euganei.

Abbiamo visitato più di una volta le citate colline, ammirando la loro pace nel verde. Più di una volta da lontano abbiamo osservato il misterioso eremo Camaldolese situato in cima al Monte Rua, ma non avremmo mai pensato che lì potesse essere sepolto un Vescovo dei Samogiti. Perché non visitare la sua tomba?

Abbiamo iniziato a prepararci per il viaggio. Sapevamo che i frati Camaldolesi abitano in clausura, quindi abbiamo deciso di vedere l’eremo almeno dall’esterno.

Siamo saliti a serpentina sul colle del Monte Rua, abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio vicino alla svolta contrassegnata da una croce, vicino al cancello dell’area dell’Eremo, e da lì abbiamo fatto un’altra buona mezz’ora di tranquilla camminata lungo una strada tortuosa circondata dalla foresta.

Al suo termine abbiamo incontrato la via crucis “incorniciata” da un possente muro. Seguendo la Via Crucis siamo arrivati al portone del cortile del monastero, dietro il quale abbiamo potuto ammirare la facciata della Chiesa di Santa Maria Annunziata e il sole al tramonto.

Dopo la prima visita all’eremo, non abbiamo potuto fare a meno di pensare di sbirciare dentro la chiesa con la coda dell’occhio, per assicurarci se Nicolò Pac fosse davvero sepolto lì.

Durante una conversazione telefonica, i frati Camaldolesi hanno gentilmente confermato che l’epitaffio del vescovo Nicolò Pac era effettivamente presente nel monastero e, caso eccezionale, con nostra grande gioia, ci hanno permesso di visitarlo e fotografarlo.

Per la seconda volta abbiamo raggiunto il Monte Rua dove siamo stati ricevuti da padre Antonio, il priore dell’eremo. Abbiamo condiviso la nostra gioia nello scoprire un pezzo di storia lituana in questo remoto eremo dove si respira la pace dell’anima.

Don Antonio, a sua volta, ci ha mostrato alcuni libri riccamente illustrati della biblioteca dell’eremo, che parlano non solo dell’eremo camaldolese di Monte Rua, ma anche del monastero di Monte Pacis a Pažaislis, Lituania! Incredibili legami storici collegano questi due santuari.

Il monastero camaldolese di Monte Pacis fu fondato nel 1664 da Krzysztof Zygmunt Pac, cancelliere del Gran Ducato della Lituania (1621–1684). Nell’atto di fondazione egli afferma che la decisione di insediare monaci camaldolesi a Pažaislis fu in gran parte determinata dai legami del suo parente Nicolò Pac, vescovo di Samogiti, con questo ordine. Il vescovo sostenne il monastero di Monte Rua dove fu sepolto.

Lo stesso Krzysztof Zygmunt Pac, seguendo le orme del padre Stefan Pac (1587-1640), studiò a Padova e visitò senza dubbio la tomba del suo parente vescovo. Su invito di K. Z. Pac, il vicario generale dei camaldolesi polacchi padre Silvano Bosselli (1593-1679), la cui vita monastica iniziò nell’eremo di Monte Rua, visitò più volte Pažaislis.

Don Antonio ci ha invitato a entrare nella chiesa dell’eremo e a fotografare l’epitaffio di Nicolò Pac. Poiché le donne non possono visitare l’eremo, ho affidato l’incarico a mio marito Davide, e ho aspettato nella portineria, sfogliando i libri della biblioteca dell’eremo.

Il monastero di Pažaislis Monte Pacis esistette fino al 1831, quando fu chiuso a causa della presunta partecipazione dei monaci alla rivolta. La storia dell’eremo di Monte Rua risale al 1334. Chiuso e rinato più volte nel corso dei secoli, oggi il monastero ospita 8 monaci camaldolesi.

Al ritorno dalla “missione”, Davide ha raccontato che i panorami dell’area circostante l’eremo erano mozzafiato. Non per niente il vescovo Nicolò Pac ha voluto deporre qui il suo eterno riposo. Un insolito luogo di sepoltura si trova in alto nel muro della cappella della chiesa dell’eremo. Da qui si può vedere fino all’Istria, e forse anche fino alla lontana Samogizia…

Al termine della visita, don Antonio ci ha consegnato il testo decifrato dell’epitaffio e la sua traduzione in italiano da parte di uno dei fratelli che conosce bene il latino.

NICOLAO PACYO EPISCOPO SAMOGETARUM, REGNI POLONIAE SANATORI, BENEFACTORI MUNIFICO, EREMITAE RUENSES, BENEFICIORUM NON IMMEMORES, BREVEM HANC SED DIUTURNAM MEMORIAM EREXERE, NE UBI IPSE CONDI VOLUIT, IBI EIUS NOMEN CONDERET. OBIIT PATAVII SEXTA DIE SEPT. AN. MDCXXIV, AETATIS SUA LIV.A

Nicolò Pac, vescovo dei Samogiti, senatore del regno di Polonia, benefattore generoso, gli eremiti di Monte Rua, non immemori dei suoi benefici, eressero questo breve ma duraturo ricordo, perché dove egli stesso volle essere sepolto, lì non tenesse nascosto il proprio nome. Morì a Padova il 6 settembre 1624, a 54 anni. 

Abbiamo ringraziato di cuore per l’opportunità unica di visitare questo luogo importante per i lituani e ci siamo salutati. Farfalle Amata phegea, con le ali scure come le vesti vescovili in un vecchio ritratto barocco, ci accompagnavano giù per la collina.

Davvero meravigliosi i legami con l’Italia, intessuti dalle famiglie nobili del Gran Ducato della Lituania, che hanno sostenuto lo sviluppo della cultura sia spirituale che materiale della nostra terra!

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