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Una lituana riporta in vita una tenuta abbandonata in Italia e la gestisce secondo le tradizioni lituane

Se vi capiterà di passare da una tenuta isolata e nascosta tra le colline dell’Emilia Romagna, non vi stupite se vi verranno offerti dei cepelinai. Mulino Vecchio – questo è il nome dell’oasi che ricorda un tipico podere della Lituania. E la padrona, neanche a dirlo, è lituana. In un paio d’anni di lavoro ha fatto rinascere un vecchio mulino abbandonato e ha fatto conoscere agli italiani i prodotti tipici dell’antica cucina tradizionale lituana.

Traduzione dal lituano
Birutė Žindžiūtė Michelini
ITLIETUVIAI.IT

Edita Dermontaitė Piva (43 anni), sta creando un autentico rifugio lituano in un agriturismo a Guiglia (Emilia Romagna). Qui si possono acquistare panna fresca, kefir o assaggiare i cepelinai (famoso piatto nazionale a base di patate grattugiate ripiene di carne trita oppure di formaggio), šaltiena (gelatina di carne di maiale), šaltibarščiai (zuppa fredda di barbabietole) e altre specialità lituane.

La signora racconta di aver imparato le diverse attività contadine in Lituania, essendo cresciuta in campagna, nella provincia di Šilalė. Là, prima di trasferirsi in Italia, possedeva un discreto allevamento di capre e dal loro latte produceva gustosi formaggi.

La contadina si è trasferita in Italia sei anni fa, anche se già da tempo aveva dei rapporti con questo paese. La decisione è stata presa soprattutto pensando alla figlia Alice (di 11 anni), il cui temperamento italiano le ha reso difficile ambientarsi in Lituania.

“Prima che mia figlia iniziasse la scuola, ho deciso che dovevamo trasferirci in Italia. In Lituania aveva parecchie difficoltà: non è riuscita ad ambientarsi, forse anche a causa del suo sangue italiano. Ho dovuto prendere una decisione. In Italia si è sentita subito come a casa”, racconta la signora che dopo la vendita della tenuta in Lituania è arrivata in Italia.

“All’inizio abbiamo vissuto a Ferrara. Ho resistito lì per tre anni, facendo la vita da città, ma ho capito che questo non faceva per me, non potevo vivere senza la campagna, senza le piante, gli animali. Per questi motivi mi sono messa alla ricerca di un podere. Ho cercato in tutta l’Emilia Romagna, ho girato in lungo e in largo in Veneto e in Toscana. E appena ho visto quel posto, ne sono rimasta incantata”.

“Ho resistito lì per tre anni, facendo la vita da città, ma ho capito che questo non faceva per me, non potevo vivere senza la campagna, senza le piante, gli animali”, – E. Dermontaitė Piva.

Il vecchio mulino si erge sulla sponda del Panaro, un fiume di collina dalle acque limpide e rapide – proprio questo ha convinto la signora, che anche in Lituania possedeva una tenuta in prossimità di un fiume. Ma non è stato facile realizzare il suo sogno.

“Nella tenuta vivevano degli affittuari. Quando ci siamo offerti di acquistare il podere, hanno incominciato a dare di matto. Non se ne volevano andare, ci hanno minacciato e ci hanno fatto vari dispetti, hanno danneggiato le fognature, hanno strappato i fili elettrici e rovinato il cortile. Ne hanno fatte di tutti i colori, pur di renderci la vita difficile.

Non pagavano l’affitto da tre anni e dicevano che semplicemente non se ne sarebbero andati. Ma alla fine sono stati mandati via. È stato un periodo duro, di notte non riuscivo ad addormentarmi.  “Né così né cosà – pensavo in me: avevo già pagato un anticipo, non cercavo più altri poderi, mentre qui la situazione non si sbloccava” – ha confessato la donna a ITLIETUVIAI.IT  

La signora Dermontaitė si è trasferita nel podere alla fine del 2019 insieme al marito Gaetano Piva, che a Ferrara possiede un terreno di alberi da frutto. I lavori da fare erano interminabili – l’appezzamento di terra era trascurato e pieno di rifiuti.

“Mio marito va spesso a Ferrara, perciò qui ci sta poco. Mi aiutano quattro lavoratori, prima erano sei. Qui c’è sempre qualcosa da fare. Anche perché ci siamo trasferiti da poco e visto che la tenuta era veramente abbandonata a sé stessa, dobbiamo ancora sistemare parecchie cose. Comunque da allora ci sono stati molti cambiamenti. E’ difficile immaginarsi che fino a non molto tempo fa qui era tutto ricoperto da inestricabili cespugli.

Poco a poco stiamo mettendo tutto a posto, puliamo e portiamo via tutta l’immondizia che si è accumulata negli anni” – racconta la signora lituana. “Non è vero, quando dico che sono sempre stata fortunata: quando ho acquistato quel podere nella provincia di Šilalė, mi sono imbattuta in uno stato di abbondono mai visto prima. Sono cresciuta in campagna, mio nonno era molto biodinamico, differenziava tutto – nel cortile non avresti trovato un chiodo o una scheggia.”

Ora nel podere del mulino un tempo abbandonato, dove fanno da guardia cani da montagna dei Pirenei, che proteggono le capre dai lupi, regnano l’ordine e le tradizioni lituane. La signora tiene degli animali, ha un orto e dalla coltivazione di queste colline italiane nascono prodotti lituani che possono essere acquistati o consumati al ristorante.

“Ho fatto del kefir e l’ho fatto assaggiare. La gente non sapeva nemmeno come si fa ad inacidire il latte. Sembrano cose ovvie, ma qui le persone sono abituate diversamente e per questo sono interessate e molto curiose. Abbiamo un caseificio dove produciamo il formaggio.

La gente si stupisce quando vede il burro che produco, perché non sa che il burro è naturalmente così giallo. Mi chiedono se ho aggiunto dei coloranti. Io rispondo che è vero il contrario: il burro diventa bianco dopo che viene sbiancato. E proprio per la produzione del burro ho acquistato delle mucche Jersey, che hanno un alto contenuto di grassi. Anche se ho solo due mucche, ce n’è abbastanza per noi e per i clienti.

“Sembrano cose ovvie, ma qui le persone sono abituate diversamente e per questo sono interessate e molto curiose”, – E. Dermontaitė Piva.

Abbiamo prodotto šaltiena, šaltibarščiai, kugelis (sformato di patate), balandėliai (involtini di cavolo con ripieno di carne). Ci siamo portati anche dei šakočiai (dolce a forma di albero, a base di uova, burro e farina), li abbiamo fatti assaggiare. Abbiamo offerto anche della birra e della gira (bevanda fermentata poco alcolica), che hanno riscosso un grande successo. Mi sono portata dalla Lituania vari prodotti tipici: arringhe, cavoli, salumi affumicati.

Ho intenzione di realizzare un affumicatoio e di affumicare la carne secondo il metodo tradizionale lituano. Un’altra mia idea è quella di costruire una sauna lituana.  Visto che mio nonno aveva una sauna, so come dev’essere fatta.  Ne voglio mettere una proprio qui e far vedere alla gente come funziona”, – spiega la contadina lituana parlando dei suoi ambiziosi progetti.

Alla vigilia della giornata internazionale dei cepelinai, la signora lituana ne ha fatti per la prima volta anche ai suoi clienti. In primavera, insieme alle patate italiane ha seminato nel campo anche quelle lituane, che sono più adatte per la preparazione dei cepelinai.

“Ho cucinato piatti lituani anche prima. I clienti me li chiedono, perché li vogliono assaggiare. Essendo un agriturismo di campagna, dobbiamo attenerci alle tradizioni locali. Non possiamo inserire questi piatti nel menù, ma almeno una volta a settimana li proponiamo come degustazione.

Ho preparato anche del paté lituano, che ho imparato a fare da mia nonna, abbiamo in programma di cucinare dei vėdarai (sanguinaccio con ripieno di patate), perché di recente abbiamo macellato dei maiali. I cepelinai sono fatti con patate da noi coltivate, usiamo la nostra carne, la nostra panna, è tutto di nostra produzione”, – si rallegra E. Dermontaitė Piva.

La padrona della tenuta si rammarica che la pandemia ha mandato in fumo molti loro piani, così come del resto quelli di tanti altri imprenditori. Tuttavia l’anno scorso a dicembre la famiglia ha subìto un danno ben più grande, quando è crollato il ponte che conduceva al podere. A seguito di abbondanti acquazzoni il livello del Panaro è salito a tal punto, che dei grossi alberi sradicati e trascinati dalla corrente hanno colpito e distrutto il ponte.

Adesso è quindi molto più difficile arrivare al podere, perché bisogna fare una lunga deviazione. Visto che il numero dei visitatori è diminuito, la signora è stata costretta a vendere perfino le proprie capre, perché tenerle era diventato troppo dispendioso.

“Ho deciso di aspettare fino a quando sistemeranno quel ponte, perché avrei troppe perdite se continuassi a tenere quel gregge. Sono pochi i visitatori che possono arrivare qui adesso, per questo c’è poco lavoro. La pandemia ci ha causato delle perdite, come a tutti del resto, ma non ci arrenderemo.

È un problema globale, ma per noi personalmente è quel ponte a rappresentare un enorme problema” – si preoccupa la signora lituana. “Dopo aver atteso sei mesi per ottenere i permessi, eravamo finalmente riusciti a sistemare dei cartelloni pubblicitari e delle indicazioni stradali. Appena li abbiamo installati, è crollato il ponte. È come aver gettato i soldi al vento.

“La gente, vedendo che avevamo formaggio di capra, uova, patate e altri prodotti si fermava spesso passando di qui. Ma adesso non si ferma più nessuno perché non c’è modo di passare di qui. Bisogna fare una deviazione. Al weekend abbiamo molti visitatori, ma durante la settimana non ce ne sono proprio”.

“La pandemia ci ha causato delle perdite, come a tutti del resto, ma non ci arrenderemo”, – E. Dermontaitė Piva.

La signora lituana, piena di coraggio e operosità, crede che tutti gli ostacoli si possono superare. Per questo motivo, nonostante le difficoltà, continua a pensare in grande. Ha intenzione di allestire 10 stanze per il pernottamento degli ospiti e sono già pronti i permessi per organizzare un centro didattico, in cui si insegnerà ai bambini come gestire una tenuta agricola.

La signora infine confessa che in Lituania era più semplice occuparsi di agricoltura. In Italia ci sono tanta burocrazia e regolamentazioni, in Lituania invece c’era più supporto umano.

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